Friday, November 1, 2013

Mary and Judas


മറിയം ക്രിസ്തുവിന്റെ ശിരസ്സിൽ അഭിഷേകം ചെയ്ത പരിമള തൈലത്തിന്റെ വെങ്കല്ഭരണി പോലെ,,,,, ആ ജീവിതം ഒരു തുള്ളി പോലും തനിക്കുവേണ്ടി അവൾ മാറ്റിവയ്കുന്നില്ല.  ആള്കൂട്ടത്തില്നിന്നാരോ വിളിച്ചു ചോദിക്കുന്നുണ്ട്.  മുന്നൂറു ദനാരാ വിലയുള്ള ഈ പരിമളദ്രവ്യം സ്ത്രീയെ നീ  എന്തിനു പാഴാക്കുന്നു?? 

Thursday, October 3, 2013

YOU SMELL CHRIST

St. Francis, in the initial stages of his conversion had great aversion towards the lepers.  He couldn't even bear the sight of a leper.  One day, as he was walking on the road he sees a leper coming opposite to him and Francis wanted to close his eyes so that he wouldn't even see him.  But then, he wanted to overcome his natural instinct and goes to the leper and begins to embrace him and kiss him in his wounds.  The leper, in tears now, cries out in a loud voice: "You smell Christ, you smell Christ". 
What do I smell like? As a Christian and all the more as a religious I am called to carry with me the “aroma of Christ”.  St. Francis of Assisi once said, "Preach the Gospel at all times; only if necessary use words." He was talking about the aroma of Christ. Can people smell Christ in me? A question to ask myself on this feast day of St. Francis.


Tuesday, March 12, 2013

The Ant and the Contact Lens!




I received this little episode from a friend of mine through an e-mail. As many of us do have similar experiences in our lives too, thought it would help in offering us some light on our life’s journey.

Brenda was a young woman who was invited to go rock climbing.  Although she was scared to death, she went with her group to a tremendous granite cliff.  In spite of her fear, she put on the gear, took a hold on the rope, and started up the face of that rock.  Well, she got to a ledge where she could take a breath.  As she was hanging on there, the safety rope snapped against Brenda’s eyes and knocked out her contact lens. 

Monday, May 14, 2012

Rimanete nel mio amore (omelia nella comunità)


 Cari confratelli,

Ogni qual volta celebriamo un santo, celebriamo infatti la Pasqua, perché i santi ci mostrano cosa possa realizzare la resurrezione di Cristo nella vita delle persone.  Oggi celebriamo la festa di San Mattia, questo apostolo, possiamo dire, dell'ultima ora e addirittura chiamato a sostituire chi è stato prescelto e ha tradito.  Mattia non dice neanche una parola, eppure rivela molto col suo atteggiamento di discrezione e disponibilità, due qualità preziosissime per un apostolo, senza le quali l'apostolato può diventare un mero adempimento di doveri.

Penso che anche le due letture di oggi ci offrano un’allusione al profilo di un autentico apostolo.  Nella prima lettura abbiamo la figura di Pietro, capo del collegio apostolico, che, prima della elezione di Mattia, dopo aver spiegato le prerequisiti per un apostolo, dice alla comunità quale sia la sua missione fondamentale; cioè diventare testimone della Risurrezione di Cristo.  E Gesù nel Vangelo ci dice come possiamo essere testimoni della Sua Risurrezione:  “Rimanete nel mio amore; questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati".

Monday, April 30, 2012

La vita esuberante in Cristo (Omelia nella comunità)



Cari confratelli,

Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato è molto bello e ieri abbiamo già sufficientemente riflettuto su questo brano del Vangelo.  Per cui faccio solo un accenno ad un aspetto del vangelo e prendo lo spunto dalle conclusioni di tutte le due letture di oggi. Nella prima lettura abbiamo il racconto dagli Atti degli apostoli, dove Pietro deve giustificare davanti alla comunità la sua scelta di essere “entrato in casa di uomini pagani” e lo fa raccontando una visione che ha cambiato il suo cuore e la sua mentalità.  Alla fine tutta la folla si calmò e dice il testo che glorifica Dio dicendo: “Anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!”. Nel Vangelo abbiamo la stupenda catechesi sul buon Pastore e Gesù finisce l’episodio dicendo: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. A mio parere c’è una piccola parola dove è sintetizzato tutto ciò che rende inconciliabili il pastore e il ladro. La parola è “vita”.  Penso che questo è l’unica aspirazione di tutti gli uomini, cioè, “avere la vita in pienezza”. Possiamo dire che questo è l’unico progetto di Dio: che l'uomo diventi Figlio di Dio e abbia la vita in Gesù.  

Monday, February 6, 2012

Il Dio di Gesù Cristo (Omelia nella comunità, 06/02/2012)




Cari confratelli, 

In questo giorno in cui facciamo la memoria dei santi martiri, San Paolo Miki e compagni, anche se non abbiamo presso le letture proprie del santo del giorno, penso che possiamo trovare una splendida sintonia tra le due letture di oggi, che ci possono offrire uno spunto per la nostra meditazione.   
Se vogliamo chiederci, quale è la novità che ha portato Gesù, mi sembra il fatto che Gesù ha capovolto tutta la concezione umana su Dio.  Era una verità indiscussa di ogni religione del suo tempo che gli uomini erano stati creati per servire il loro Dio. Anche nella religione ebraica veniva insegnato che gli uomini erano a servizio di un Dio sovrano dell'universo. 

Monday, January 23, 2012

NON CE NE SIAMO PENTITI






Una riflessione su Sacerdozio scritto da Karl Rahner per 25mo anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale. 


Celebriamo insieme il 25° di sacerdozio. In un convitto teologico dove i giovani, chiamati da Dio in Cristo, si preparano al sacerdozio, la no­stra festa trova il suo luogo più adatto. Questi giovani intendono essere un giorno! quello che siamo ora noi, che possiamo guardare ai nostri 25 anni di vita sacerdotale. Perciò è giusta la no­stra festa. 

Friday, January 6, 2012

What tomorrow holds for us?



This is certainly a consoling thought, especially for all those who are anxious about what is in store for them in the year 2012.
Thanks to Ashley for the post.
We certainly do not know WHAT TOMORROW HOLDS FOR US, but there is something that we are sure of and that is WHO HOLDS TOMORROW FOR US.  We know that this God who holds tomorrow in his hands is difficult to understand but he is a loving and provident God nevertheless.  What we need to do is to trust Him, firm in the confidence that His plans and dreams for us are surely better than anything we can plan and dream for ourselves. 




Wednesday, December 28, 2011

Hats off to you Mr. Farmer, there is Hope yet!


Who ever knew about Alderman Alan Graham, an ordinary farmer from northern Ireland, until he appeared in BBC in the past few days as one of the men who made headlines in the year 2011.  But what has he done to get to be a part of such an illustrious list.  This Northern Ireland farmer had agreed to allow R&B singer Rihanna to shoot a video in one of his fields.   But when he drew up the agreement little did he know who she was and what she was up to. But she soon caught his eye when he was about to head for home after work in the field and saw her on his land in little more than a bikini. 

Monday, December 19, 2011

Reason for the Season



It’s a Christmas greeting from a friend of mine that provoked these few lines.  I knew my friend to be an excellent boy, practicing devout Christian.  These were the words in his greetings. “Santa Claus is coming along with a rainbow of gifts especially for you. Wish you a Merry Christmas & Happy New Year”. I felt so sorry at this greeting and decided to reply him. In my reply I just asked him a question.  “Since when did Christmas become a feast of Santa Clause and no more of Jesus?” 

Growing old gracefully!



The news about the retirement homes in the west or the retirement apartments as they call it, have caught the attention of people these days.  What’s special about these “old age homes”.  These are known to be well-equipped nursing homes where people come to pass their old age.  In most of these western countries the life expectancy is very high and many live up to even 100 years.  

Thursday, November 24, 2011

Cosa sono i voti?






Una bellissima riflessione sui voti scritto da Ernesto Menichelli, monaco eremita della comunità di Camaldoli (Arezzo).


Riflessione sui Voti
di Ernesto Menichelli
Camaldoli, 28 VII. 1983

Cara..., inizio oggi la mia riflessione sui voti, come mi hai chiesto. Lo faccio molto di cuore perché la tua richiesta mi è sembrata un invito a cercare un modo in me di partecipazione al passo che stai per compiere nel tuo cammino amore a Cristo. Per questo sento che la mia riflessione sarà più lunga nel tempo. Voglio anche dirti che insieme alla mia riflessione (che sarà un tutt'uno con la mia preghiera), offrirò anche la mia giornata, il mio lavoro e tutto ciò che mi accadrà perché la tua scelta non sia in te che la scelta dell'amore; la scelta di dare compimento alla tua vita solo attraverso un amore radicale. E' una convinzione che in questo periodo sento più di ogni altra: tutto in no? é al servizio di un amore, perché amare è l'unico senso della vita e l'amore è l'unica verità che possa condurre a compimento e maturazione la nostra vita. Sento l'assoluta inutilità delle cose più belle (come l'ascesi, il cammino monastico, la stessa preghiera), se esse non sviluppano in me la capacità di amare, nella forma più semplice e concreta. Anche i voti sono mezzi a questo fine.


Preghiera di un prete la Domenica sera!




Signore, stasera, sono solo. A poco a poco, i rumori si sono spenti nella chiesa. Le persone se ne sono andate, Ed io sono rientrato in casa, Solo. Ho incontrato la gente che tornava da passeggio. Sono passato davanti ai bar che sfornavano la loro porzione di passanti stanchi, pur se giovani, desiderosi di prolungare la gioia di vivere una domenica di festa. Ho urtato i bambini. I bambini, o Signore, I bambini degli altri, che non saranno mai i miei.

Eccomi, Signore, Solo. Il silenzio mi incomoda, la solitudine mi opprime. Signore, lo sai, ho un corpo fatto come gli altri, Un cuore riservato all'amore, Ma Ti ho donato tutto. È vero, Tu ne avevi bisogno. Io Ti ho dato tutto, ma è duro, o Signore. È duro dare il proprio corpo: vorrebbe darsi ad altri. È duro amare tutti e non serbare alcuno. È duro stringere una mano senza volerla trattenere. È duro far nascere un affetto, ma per donarlo a Te. È duro non essere niente per sé per essere tutto per loro. È duro essere come gli altri, fra gli altri, ed essere un altro. È duro dare sempre senza cercare di ricevere. È duro andare incontro agli altri, senza che mai alcuno ti venga incontro. È duro soffrire per i peccati degli altri, senza poter rifiutare di accoglierli e di portarli. È duro ricevere i segreti, senza poterli condividere. È duro sempre trascinare gli altri e mai, fosse solo per un istante, farsi trascinare. È duro sostenere i deboli senza potersi appoggiare ad un forte. È duro essere solo, Solo davanti a tutti, Solo davanti al mondo, solo davanti alla sofferenza, alla morte, al peccato.

Figliuolo, non sei solo, Io sono con te, Sono te. Perché avevo bisogno di un'umanità in sovrappiù per continuare la Mia Incarnazione e la Mia Redenzione. Dall'eternità Io ti ho scelto, ho bisogno di te. Ho bisogno delle tue mani per continuare a benedire. Ho bisogno delle tue labbra per continuare a parlare. Ho bisogno del tuo corpo per continuare a soffrire. Ho bisogno del tuo cuore per continuare ad amare. Ho bisogno di te per continuare a salvare. Resta con Me, figlio mio.

Eccomi, Signore. Ecco il mio corpo. Ecco il mio cuore. Ecco la mia anima. Concedimi d'essere tanto grande da raggiungere il Mondo. Tanto forte da poterlo portare. Tanto puro da abbracciarlo senza volerlo tenere. Concedimi d'essere terreno d'incontro, ma terreno di passaggio, Strada che non ferma a sé, perché non vi è nulla che non conduca a Te. Signore, stasera, mentre tutto tace e nel mio cuore sento duramente questo morso della solitudine, mentre il mio corpo urla a lungo la sua fame di piacere, mentre gli uomini mi divorano l'anima ed io mi sento incapace di saziarli, mentre sulle mie spalle il Mondo intero si accasa con tutto il suo peso di miseria e di peccato, Io Ti ripeto il mio sì, non in una risata, ma lentamente, lucidamente, umilmente, Solo, o Signore, davanti a Te, Nella pace della sera.

Sunday, October 23, 2011

Gesù con la donna curva (Lc. 13, 10-17) Omilia al Gerini 24/10/2011




Probabilmente non mi avete aspettato a fare l’omilia.  Si, se anche sono i miei compagni, sono i miei fratelli maggiori nel sacerdozio per cui non ho potuto disobbedire quando mi hanno dato questo compito di fare l’omilia.  Devo dire che sono davvero contento di essere qui tra di voi dove ho passato ultimi quattro anni della mia vita. Anzi essere in questa cappella se è anche cambiato un po’ la struttura questa parte rimane lo stesso, dove con le solite difficolta dell’inizio sia con la lingua, la cultura, la diversità ecc. ho passato il mio tempo lottando con il Signore. Quindi a tornare a tutto questo è davvero molto emozionante.  Voi non mi mancate molto come ci vediamo molto spesso all’università. Forse mi manca un po’ il quarto piano a fare un po’ di frittate di uova. 

Nel vangelo di oggi abbiamo la scena della guarigione della donna curva realizzata da Gesù nel giorno di sabato.  Sono tante le riflessioni che si possono fare, partendo da questo brano. Ma, io vorrei soffermarmi  su due punti. Uno dalla prima parte del vangelo e l’altro dalla seconda parte.  

Thursday, October 20, 2011

Una preghiera!!




Abbé Pierre nel suo Testamento ci offre una testimonianza commovente: 
"Se tornassi ad avere diciotto anni, sapendo quanto costa la privazione della tenerezza, e non sapendo altro, certamente non avrei la forza di pronunciare gioiosamente il voto di castità.  Ma se sapessi che, lungo questo sentiero così aspro si incontrano le tenerezza di Dio, allora certamente pronuncerei di nuovo il mio sì con tutto il mio cuore". 
Ti prego Oh Signore, che questi davvero diventano anche le mie convinzioni!


Abbé Pierre, Testamento, Casale M. 1994, p.62.



Thursday, October 13, 2011

God's Image!



Then Jesus said to them, "Give to Caesar what is Caesar's and to God what is God's." And they were amazed at him. (Mk, 12:17)  
The Gospel of this Sunday, 29th Sunday of the year, presents us with a difficult saying of Jesus. "Give to Caesar what is Caesar's and to God what is God's." What would that really mean? 
There is a beautiful explanation to this passage given by St. Augustine. Thanks to Fr. Zevini who brought it to my attention. 
"As Caesar searches his image in your coin, in the same way God searches his image in your soul. Return to Caesar all that belongs to Caesar? What does Caesar claim from you? His image. What does God claim from you? His image, but the image of Cesar is in the coin, while the image of God is in you. If when you lose your coin, you cry, because you lost an image of Cesar, when you adore an idol, why do you not cry, because by doing such a thing you injure the image of God which is in you?"

Saturday, June 18, 2011

“DOCIBILITAS” O DOCILITAS




Oggi si parla tanto della formazione permanente. Ma bisogna chiederci se veramente abbiamo capito bene nel suo pieno significato la parola formazione permanente. Molto spesso, con il termine “formazione permanente” si intente una seria dei corsi di aggiornamento che uno fa proprio con l’intenzione di fare un “up-dating” o un aggiornamento. Invece la formazione permanente non è da intendere come una cosa automatica che avviene appena quando uno ha fatto un corso o addirittura una seria dei corsi. Per formazione permanente s’intende come la parola stessa lo suggerisce, è una formazione che dura tutta la vita di una persona: dalla culla fino alla tomba. È qui che diventa importante la parola docibilitas che letteralmente andrebbe tradotta come “insegnabilità” ovvero come disponibilità o libertà del soggetto a lasciarsi istruire, educare o formare-trasformare dalla vita, dagli altri, da ogni situazione esistenziale, come “un imparare a imparare la VITA dalla VITA per tutta la VITA”. Ecco perché è importante dire che la docibilitas non è solo docilitas, perché è quell'intelligenza dello spirito che implica alcuni fattori precisi oltre all’accoglienza «docile», obbediente e un po' passiva, e cioè: è un pieno coinvolgimento attivo e responsabile della persona, prima protagonista del processo educativo e dunque attenta ad ogni evento quale può diventare una mediazione, potenzialmente (e misteriosamente) formativa, nelle mani di Dio, il Formatore, l’unico Padre e maestro di vita. Non solo, è una libertà interiore e desiderio intelligente dell’individuo di lasciarsi «istruire» da qualsiasi frammento di verità e bellezza attorno a sé, nelle cose e nelle persone, pur frammisto al suo contrario che l’oscura, godendo di ciò che è vero e bello, e accogliendolo in sé. E infine, la docibilitas è una capacità di relazione con l’alterità, d’interazione feconda, attiva e passiva, con la realtà oggettiva, altra e diversa rispetto all'io, fino a lasciarsene formare.

Con questi atteggiamenti una persona inizia ad «imparare a imparare», ovvero a vivere in perenne stato di formazione per tutta l’esistenza e di fronte a tutta la ricchezza dell’esistenza, nei suoi momenti positivi e meno positivi.  ‘Visto in questa prospettiva ogni evento, anche quel che sembra negativo, qualsiasi realtà, anche quelle inedite e impreviste, e ciascuna relazione interpersonale, non solo quelle con le persone perfette e sante, possono divenire strumento provvidenziale attraverso il quale il Padre forma nel discepolo i sentimenti del Figlio e questi si lascia formare da lui e dalle sue mediazioni.

Ecco, la formazione permanente è esattamente questo processo umano-divino che ha luogo in un cuore docibìlis, o è il soggetto che di fatto si lascia provocare e plasmare dall'esistenza di tutti i giorni, non semplicemente nelle occasioni particolari e attraverso interventi eccezionali, ma attraverso quelli che si potrebbero chiamare gli «strumenti (o agenti) quotidiani» della formazione permanente stessa, dalle mediazioni più umili e ordinarie a quelle più intrinsecamente ed esplicitamente formative: il rapporto con Dio e coi fratelli, la Parola-del-giorno e le parole d’ogni giorno, la parrocchia e l’ambiente di lavoro, la comunità e la gente qualsiasi, gli eventi e perfino gli incidenti, i superiori e la gente umile, i segni dei tempi e il carisma dell’Istituto, il quotidiano più ordinario e pure gli imprevisti e la lista può continuare senza limiti.


Infine, possiamo dire che la persona docibilis è colui che è libera di continuare ad imparare per tutta la vita e da ogni persona e circostanza, capace di tener duro nelle decisioni anche complesse per confermare la scelta fatta un tempo, intelligente quanto basta per interpretare le difficoltà e crisi come momenti provvidenziali di crescita, desideroso di camminare verso la novità che la vita propone ogni giorno, a ogni età, in qualsiasi situazione, con qualsiasi persona.


 Cfr. A. CENCINI, L’Ora di Dio, La Crisi nella Vita Credente, Bologna, EDB, 2010. 


La bella solitudine!!





Mentre parlavo una volta con un mio amico prete, lui mi diceva “una delle cose che sempre cerco di evitare nella mia vita è la solitudine”. Un po’ incuriosito dal suo commento gli ho chiesto, “ma come fai ad evitare la solitudine?” lui mi ha diceva, “ogni qual volta che mi sento da solo mi metto subito a comunicare con qualcuno tramite qualche sito del social network”. Anche se avrei voluto rispondergli subito ho evitato di dire qualcosa aspettando di conoscerlo abbastanza bene per un po’ di tempo. 


Ma possiamo chiederci, la solitudine è davvero qualcosa da evitare con tutti i mezzi possibili? Sappiamo bene che è un mostro della vita umana, e in particolare della vicenda esistenziale di chi ha scelto di appartenere a Dio. 
Eppure è normale, lo è per ogni uomo, e soprattutto per chi Dio ha scelto come suo consacrato. Il quale deve vivere, sì, nella società e coltivare le relazioni, ma deve anche cercare e trovare quella compagna preziosa di tante ore, che li accompagnerà lungo tutta la sua vita, che si chiama la Solitudine
. Proprio per questo l’esperienza della solitudine, dirà Cencini, non può mancare nel cammino della formazione.

Ma perché è da favorire una formazione alla solitudine? Che c’è di bello nella solitudine? Certo, non solo per farci in qualche modo l’abitudine, visto che non avrà una donna accanto e figli intorno, né affetti umani intensi e immediati come quelli nati dalla carne e dal sangue, ma perché la solitudine forma. Anzi, educa, ancor prima, poiché nella solitudine viene fuori quel che uno ha in cuore, come si può vedere accadere nella storia della salvezza: è nel deserto che Israele ha conosciuto se stesso, coi suoi idoli, e ha fatto esperienza di Dio, del suo Dio, il quale, come dice Osea, conduce il suo popolo nel deserto proprio per parlare al suo cuore (cf. Os 2,16). Infatti, non c’è una vera amicizia con Dio che non passi attraverso un deserto. Non si può conoscere il cuore dell’Eterno se non si accetta d’esser soli con lui, in particolare non si può sperimentare come Dio possa davvero riempire il cuore dell’uomo se costui non accetta di correre il rischio di restare solo o di toccare il fondo di quel vuoto: Dio abita lì. Come dire: la solitudine non esiste, perché in fondo a essa si scopre Dio. Ma prima di arrivare a questa bella scoperta bisogna avere il coraggio di sperimentarla per cogliervi la presenza dell’Amante eterno. In tal senso la solitudine non solo educa, ma forma il cuore, lo rende dimora di Dio, e assieme lo purifica perché sia cuore amante alla maniera di Dio, affinché altri si sentano meno soli, proprio grazie a quest’affetto manifestato in un cuore di carne.



Cfr. A. CENCINI, L’Ora di Dio, La Crisi nella Vita Credente, Bologna, EDB, 2010.

Sunday, May 1, 2011

A great homage to a great man of the century...


Today, 1 May 2011, the second Sunday of Easter, the Divine Mercy Sunday, the Universal Church is in a great jubilation because one of its most loved popes of the recent past is being beatified by his immediate successor Pope Benedict XVI, something that has never happend in the whole history of the Church, a pope beatifying his own predecessor.

Already by the dawn the Vatican square had turned into a vast sea of humanity. People from all parts of the world to pay their homage to this great man of the century almost like the fulfilment of a prophetic statement.  "I have looked for you. Now you have come to me. And I thank you." These were the words addressed by John Paul II during his last days to the many thousands of young people who had filled the St. Peter’s square in those days.

At 10.37 a.m Pope Benedict XVI proclaimed John Paul II a blessed. During his 27 years of pontificate he took the Church far and wide.  His objective was very clear right from the beginning of his pontificate, the same that he presented during his first solemn Mass in Saint Peter’s Square in the unforgettable words: “Do not be afraid! Open, open wide the doors to Christ!” What he asked of everyone, he was himself the first to do: society, culture, political and economic systems he opened everything up to Christ, turning back with the strength of a titan – a strength which came to him from God – a tide which appeared irreversible. By his witness of faith, love and apostolic courage, accompanied by great human charisma, this exemplary son of Poland helped believers throughout the world not to be afraid to be called Christian, to belong to the Church, to speak of the Gospel. In a word: "he helped us not to fear the truth, because truth is the guarantee of liberty" concluded Pope Benedict XVI his homily at the beatification ceremony.

My homage to you dear Karol Wojtyla,,,,,,you will ever live in our hearts!